I messaggi di Marzo 2006

30 Marzo 2006


Lara Selva

E qUanNDo A uN aLTrO StRIngErò La MaNo
PEnSeRò cHe è qUeLlo BuONo
E nON se Ne ANdRà dOmAnI...
 
29 Marzo 2006

DE PROFUNDIS



Il settimanale americano Newsweek (comunista) ha dedicato l’articolo di copertina all’elefantino con il titolo: “Why Silvio isn’t smiling (Perchè Silvio non ride più)”.
Se l’elefantino non ride più adesso, gli italiani non ridono più da un pezzo. Almeno lui si è divertito in questi cinque anni.

Newsweek:

“Durante il governo Berlusconi la quarta economia europea è diventata l’anello più debole dell’Europa. Da un già anemico tasso di crescita dell’1,8% del 2001, l’Italia è scesa allo 0% dello scorso anno. Niente!”

“Il Cavaliere non ha fatto nella sostanza nessuno sforzo per introdurre serie riforme per invertire il declino economico dell’Italia. “Durante i suoi cinque anni non sono avvenute né grandi privatizzazioni, né riforme strutturali”, dichiara Boeri della Università Bocconi di Milano, “La sua idea è di aumentare la spesa pubblica e di tagliare le tasse per rivitalizzare la domanda”. Non ha funzionato. Numerosi uomini di business europei sono preoccupati che in futuro l’economia italiana si deteriori al tal punto da costringere l’Italia ad uscire dall’euro”.

“Si consideri la situazione potenziale che Prodi troverà in caso di vittoria. Anche se vincerà con un margine sostanziale, sarà difficile per lui avviare delle riforme economiche. La ragione? Grazie ai cambiamenti apportati alla legge elettorale dal governo Berlusconi, l’Italia è ritornata al vecchio sistema della rappresentanza proporzionale che ha creato coalizioni instabili in passato. “Il Paese sarà molto meno governabile”, dice John Harper del centro di Bologna della John Hopkins University.

“La bilancia commerciale italiana ha superato i 10 miliardi di euro di deficit nel 2005, un risultato dovuto sia all’aumento del costo dell’energia, sia alla crescita del costo del lavoro. Il deficit di bilancio delle nazioni europee non dovrebbe superare il 3% del prodotto interno lordo. Molte nazioni lo hanno superato, ma l’Italia, intorno al 4%, è tra le peggiori”.

“Si confronti la crescita zero dell’Italia con quella delle altre nazioni europee: Spagna 3,4%, U.K. 1,8%, Francia 1,4%”.

Sento un rumore di pentole, di pentole argentine.
Durante questi anni alcuni gruppi, alcune persone, si sono enormemente arricchiti, mentre il Paese si impoveriva e si trova oggi di fronte a un possibile salto nel buio.
Credo che sia corretto che il prossimo Governo istituisca una commissione che verifichi la liceità di questi patrimoni e, in caso contrario, li utilizzi per ridurre il deficit dello Stato.

(Dal blog di Beppe Grillo)
 
28 Marzo 2006



...NoThINg'S gOnNA CHanGe My woRLd...

Vi prego guardatelo! Perché se il riso fa buon sangue, questo video vi farà bene alla salute:


Clikka l'immagine
 
26 Marzo 2006

UN RAGGIO DI SOLE DAL KENYA


Vignetta di Vilfred Moneta

“Caro Beppe,
siamo un gruppo di italiani impegnati in una missione religiosa qui in Kenya. Abbiamo scritto una piccola testimonianza che forse potrebbe essere utile segnalarti. Siamo sicuri che tu sei al corrente, ma nel nord del Kenya quasi 3 milioni di persone rischiano la fame e la perdita totale del bestiame se anche le prossime piogge falliranno. E' strano ma sembra che in Italia le notizie sull'Africa non filtrino molto(almeno sul grande schermo).
Ciao bello”.
Daniele, Beppe e Andrea


“…ed è subito sera”. Credo sia una poesia di Quasimodo. E’ diventata un po’ il motivo portante di questa mia vita qui, a Chaaria. Mi accorgo di quanto sia vero proprio in questo posto, proprio adesso in cui rubo qualche minuto alla routine in ospedale per scrivervi.
Non me ne sono accorto, e quasi due mesi sono passati. Un giorno per volta, un passo dopo l’altro, mi sembra di aver fatto tanta strada e nello stesso tempo di essere fermo.
Dalla mia camera si vede l’alba. Ogni mattina spengo la sveglia –maledico la sveglia- e, ancora sdraiato, 6 e 20, apro le tende. Apro anche la finestra, mi piace il fresco del mattino, mi aiuta a svegliarmi. E’ tutto tranquillamente in ombra, le vacche dormono, il bananeto non si muove. E di colpo esce fra le foglie di banana un disco arancione.
Sembra che quella palla rossa, enorme, sia lì apposta per me, a guardarmi in faccia per dirmi che sono vivo, e se mi sbrigo a saltare fuori dalle lenzuola è meglio. Non capisco cosa sia diverso nel cielo, è come se fosse pronto a piombarti sulla testa, è come se fosse piegato ad abbracciarti. Probabilmente sarà per la diversa curvatura della Terra all’equatore. Non mi interessa. Mi piace pensare che sia Dio che stringe al petto con amore i suoi figli prediletti: i miserabili, i sofferenti che abitano qui. E che sono quelli che ama di più non perché sono più buoni. Ma perché sono poveri.
Così comincia un’altra giornata. La messa come prima cosa. Per dare energia, per trovare un motivo per tutto quello che ci circonda. O almeno dovrebbe essere. In realtà vi confesso che ho talmente sonno che tante volte riprendo conoscenza quando qualcuno seduto vicino a me mi scrolla per darmi il segno della pace.
Di lì in poi si comincia a correre. Perché ha detto Madre Teresa :”non sia mai che qualcuno venga da voi e non se ne vada migliore di com’era quando è venuto, più felice.” Questo cerco di propormi ogni mattina. Spesso non ci riesco.

E’ difficile spiegare Chaaria. Perché è difficile spiegare i sentimenti a parole. Ed i sentimenti sono forti, e sono in contrasto fra di loro. Sono occhi, grida, sorrisi, lacrime. Sono volti, nomi, odori.
Chaaria è Glory, che non sa perché, ma a 12 anni ha un tumore. Troppi soldi per operarsi. Maledetti soldi. Sempre loro. Troppo tardi per cercare una soluzione. C’è un angelo in più, adesso, in cielo. Un angelo troppo piccolo per capire, troppo lontano adesso dal suo papà che piange.
Chaaria è Susan, che non ha fatto niente di male. Ha l’AIDS. Senza colpa. Solo è nata dove non doveva. Susan sorrideva, sempre, mi salutava con la mano sinistra. Mi ha anche ringraziato perché le ho tolto un dente che le faceva male. Non è una bambina, è un fiore, dolce come un bacio. Mi sorrideva anche la sera se passavo a toccarle una mano. Ma è fragile, Susan. Troppo il peso della sofferenza sulle sue ossa leggere. Susan è una fiammella che si allontana sempre più. Susan è un angelo con un’ala rotta, è scesa per farci capire quale preziosa meraviglia sia la vita.

Stasera, proprio mentre scappavo dall’ospedale per venire a scrivervi, si sentiva da una radio quella canzone di non so più chi, che dice “ … but if God was one of us…”. Già, se Dio fosse uno di noi, cosa gli direi...
Lo ringrazierei per l’alba, i fiori del frangipane, gli alberi di banana, i mango. Per la risata di Makena, le gambe di Kanana, il sorriso di Beppe, la voce di Lorenzo. Perché respiro. Forse ci litigherei. Gli urlerei in faccia. Come Vecchioni che canta “ora facciamo due conti io e te, Signore!”. Perché non fai qualcosa?
In questa mia fede traballante mi convinco sempre più che, se Dio c’è, è qui, con i poveri, con quelli che soffrono. Non fa quello che vorrei io. Non è un Dio prestigiatore, che fa i miracolini per far vedere che può. E’ un Dio che sta con gli ultimi. Anzi, sta proprio in fondo alla fila. Lui era lì. Con Glory. A tenerle la mano, in silenzio. Lo so.

Certo, la rabbia a volte è tanta. Non so se la notizia sia arrivata in Italia, ma qui la scarsa stagione delle piogge ha portato la carestia. Giustamente persone di buon cuore si sono attivate per portare sollievo a una popolazione sofferente. Così una dolce vecchietta neozelandese, amministratore delegato di una multinazionale che produce alimenti per animali, ha offerto in dono diversi quintali di mangime per cani, “per alleviare la fame dei bambini del nord del Kenya”. Complimenti! E’ grazie ad iniziative costruttive come questa che Beppe Grillo può mantenere attivo il suo blog.

L’UNDP ha calcolato che basterebbero 40 miliardi di dollari, lo 0,1% del prodotto interno lordo mondiale, per garantire a tutti, in tutto il mondo, i servizi sociali di base. Ogni anno spendiamo circa 1000 miliardi di dollari in armi, quasi 500 in pubblicità, 50 in sigarette, 11 in gelati. E circa 20 in cibo per animali. Guardando tutto da quaggiù, non mi sento per niente fiero di essere un abitante di questo pianeta.

Ma non vorrei che con tutto questo mi pensaste triste, o scoraggiato. L’unica cosa ho tanto sonno. Ma sento verissimo quello che dice Frei Betto: "Nella vita per essere felici serve solo un po’ di pane, del buon vino e un grande amore". La vita semplice, come dice Gesù: beati, si, beati i cuori semplici. E’ la semplicità che fa scoprire una libertà interiore. E’ di questa libertà del cuore che, credo, tutti abbiamo sete. Una mia grande amica mi ha detto una volta che i poveri sono una straordinaria ricchezza. Credo sia vero.
E poi non ci sono solo Glory e Susan. Solo che spesso (capita anche a voi?) spendo più tempo a pensare alle ombre che alle luci.
Vorrei raccontarvi di William, che lavorando si è distrutto una mano. Con Gian l’abbiamo ricostruita, ed ho visto ieri che riesce di nuovo a muovere il pollice. Che figo! Potrei raccontarvi di Kangai, che ha partorito dopo un bruttissimo intervento una bimba che sarà una fotomodella o almeno un premio Nobel. La settimana scorsa è andata a casa, mi ha salutato con quel suo orrendo sorriso sdentato bellissimo. O di Isidoro, uno dei nostri Buoni Figli, un dolce vecchietto di 5 anni che non dimostra per niente i suoi 60. Che salta di gioia quando lo portiamo in macchina a bere una cocacola in “città”, che mi ferma per mostrarmi orgoglioso la sua tartaruga che ha chiamato Brother Moris. Ma non c’è più tempo, vi parlerò ancora di loro. Adesso è tardi, devo tornare in ospedale. Poi bere una birra e poi andare a dormire. Magari dopo averne cantate un paio con Andrea. Canzonacce da osteria, o canzoni d’amore con la chitarra. Come se fossimo da sempre in vacanza.

Ho sentito in un film una frase dura, che mi ha colpito. Diceva circa così: faranno vedere tutte queste cose al telegiornale, la gente dirà “che vergogna”. Poi prenderà in mano la forchetta e ricomincerà a mangiare cena. Forse è proprio così. Ma non dobbiamo rassegnarci. Non dobbiamo abituarci. Si può cambiare. “il sole nasce anche d’inverno. La notte non esiste: guarda la luna” diceva una canzone qualche anno fa. Il mondo può cambiare. Siamo noi che possiamo cambiarlo. Noi, tutti insieme. Un pezzo alla volta.

Non so se il Signore mi ha voluto qui per cambiare il mio pezzettino. Credo che ci proverò. Di sicuro sono felice. Un grande abbraccio a tutti".

(Dal blogi di Beppe Grillo)
 
25 Marzo 2006

C'è uno strano odore nell'aria




Il “Diario” di Enrico Deaglio è uscito oggi con un numero dedicato a possibili brogli elettorali dovuti allo scrutinio elettronico che sarà utilizzato per la prima volta in Italia nelle elezioni politiche grazie al decreto legge del 3 gennaio 2006.
Le regioni interessate sono quattro: Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, per un totale di 12.680 sezioni e undici milioni di elettori.
Lo scrutinio elettronico prevede che un operatore inserisca i dati su un computer in ogni sezione, i dati vengano copiati su una chiavetta usb, le chiavi siano inserite in un computer che le invia quindi al Ministero dell'Interno.
Questa operazione, non necessaria e non richiesta da nessuno, costa 34 milioni di euro, è stata assegnata a trattativa privata per motivi di urgenza, “stante il brevissimo lasso di tempo disponibile” secondo Stanca, è stata vinta, tra le altre aziende, da Accenture, EDS e Telecom Italia.
Deaglio fa notare che il figlio del ministro dell'Interno Pisanu è partner in Accenture e che EDS è la società coinvolta nei presunti brogli elettorali in Florida nell’elezione di Bush.
Deaglio aggiunge che in caso di contestazioni ci vorrebbero mesi per confrontare il voto cartaceo con quello elettronico.
Mesi di instabilità assoluta e con un Presidente della Repubblica in uscita.

L’applicazione informatica usata per lo scrutinio elettronico è inoltre oggetto di contestazione da parte della Ales, un'azienda italiana che ne rivendica la paternità che a suo avviso le sarebbe stata sottratta dalla EDS e di cui pubblico la lettera che il suo amministratore mi ha inviato alcuni giorni fa insieme a un documento e un'intervista.

“Gentile Beppe Grillo,
mi chiamo Antonio Puddu, sono l’amministratore di una piccola società informatica con sede in Sardegna, la Ales s.r.l. Nel 2001 abbiamo ideato una soluzione innovativa per lo “scrutinio elettronico”, che nel 2004 è stato sperimentato con la nostra collaborazione in 1500 sezioni elettorali.
Nel 2005 ci è stato “scippato” dalla EDS Italia S.p.A., una multinazionale alla quale avevamo venduto 2500 licenze per lasperimentazione del 2004.
Un mese fa abbiamo citato EDS Italia in giudizio al tribunale di Roma, chiedendo risarcimento per i danni subiti dalla mia società che ammontano a oltre 9 milioni di euro, e abbiamo diffidato il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Innovazione dall’usare nella prossima sperimentazione un numero di licenze che superasse le 2500 da noi vendute. Infatti per la sperimentazione in occasione delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 dovrebbero servirne circa 12.500. Distinti saluti”.

Antonio Puddu.


Non so voi, ma io sento uno strano odore nell'aria, di cosa sarà?

(dal blog di Beppe di Grillo)
 
24 Marzo 2006

FERMIAMO L’IPOCRISIA SUL TEMA DEI DIRITTI UMANI

Questo appello, per iniziativa di un gruppo di intellettuali latinoamericani, al quale hanno già aderito più di mille personalità della cultura e della società civile in tutto il mondo, fra cui molte degli Stati Uniti, è un documento per ricordare a molti giornalisti occidentali e ai media nei quali lavorano qual è la realtà che ha costretto l'Onu a riformare la Commissione per i diritti umani una volta di stanza a Ginevra. Gli Stati Uniti, preso atto dell'impossibilità di ridurre, come volevano, la composizione della nuova commissione a soli 30 paesi con l'obbligo dei 2/3 dei voti per entrarvi, hanno alla fine votato contro la riforma, sancita da 170 paesi e respinta solo da Stati Uniti stessi, Israele, Isole Marshall e isole Palau, dove, come si sa, ci sono due enormi basi militari nordamericane.
Condoleeza Rice ha dichiarato che comunque il suo paese collaborerà con le altre nazioni, nonostante gli Stati Uniti pagheranno molto meno per il nuovo organismo.
In questo appello c'è la spiegazione delle ragioni della scelta fatta da Washington e anche dell'impulso deciso dal Dipartimento di stato nelle strategie portate avanti dal Ned (National Endowment for Democracy) l'agenzia di propaganda della Cia incaricata di preparare e convincere le opinioni pubbliche di tanti paesi del mondo ad accettare le scelte anche quelle più spericolate nell'agenda dell'amministrazione Bush. Uno delle prime decisioni era quella di stravolgere e condizionare ancor più di prima la Commisione diritti umani dell'Onu. Per ora l'operazione non è riuscita, ma non è detto che non riesca in un prossimo futuro.

- La redazione di Latinoamerica -




In coincidenza con la diffusioni di nuove immagini di torture inflitte da militari statunitensi a prigionieri iracheni, il prossimo 20 marzo inizierà a Ginevra il 62° periodo di sessioni della Commissione dei Diritti Umani dell’ONU.

Gli Stati Uniti ed i loro alleati dell’Unione Europea hanno impedito ripetutamente a tale Commissione di pronunciarsi contro le massicce e sistematiche violazioni dei diritti umani promosse in nome della cosiddetta guerra contro il terrorismo.

I governi dell’Unione Europea si sono rifiutati di riconoscere le testimonianze e le prove presentate da cittadini dei loro stessi paesi che hanno patito diverse forme di tortura nella base navale di Guantanamo. Hanno permesso, inoltre, il transito di aerei della CIA che trasferivano prigionieri verso centri illegali di detenzione nella stessa Europa e in altre regioni.

I firmatari del presente documento chiamano gli intellettuali, gli artisti, gli attivisti sociali e gli uomini e le donne di buona volontà ad unirsi alla loro richiesta: la Commissione dei Diritti Umani, od il Consiglio che la sostituirà, deve esigere la chiusura immediata dei centri di detenzione arbitraria creati dagli Stati Uniti e la cessazione di tutte queste flagranti violazioni della dignità umana.



Marzo 2006
L’appello ha ottenuto sin ora più di mille adesioni, fra cui:


Adolfo Pérez Esquivel, Rigoberta Menchú (Premi Nobel per la Pace), José Saramago, Nadine Gordimer, Dario Fo, Harold Pinter e Wole Soyinka, (Premi Nobel per la Letteratura), Ramsey Clark (ex Ministro della giustizia degli Stati Uniti), Luis Sepúlveda, Eduardo Galeano, Tariq Alì (scrittori), Frei Betto, Leonardo Boff, Ernesto Cardenal, Francois Houtart, e Giulio Girardi (teologi), Blanca Chancosa (leader indigena), Mario Benedetti, Roberto Fernandez Retamar e Pablo Armando Fernández, (poeti), Oscar Niemeyer (architetto), James Petras (filosofo ex membro del Tribunale Bertrand Russel), Harry Belafonte, Danny Glover e Gerard Depardieu (attori), Walter Salles, Fernando Pino Solanas, Ettore Scola e Julio Garcia Espinoza (registi cinematografici) Gianni Vattimo (filosofo), Luciana Castellina, Gianni Miná, Alessandra Riccio, Ignacio Ramonet e Ramon Chao (giornalisti e scrittori), Danielle Mitterrand e Joao Pedro Stedile (attivisti sociali), Fabio Marcelli (dei Giuristi Democratici), Roberto Foresti (presidente Ass.ne di Amicizia Italia – Cuba), Leo Brower (musicista), Daniel Viglietti, Pablo Milanes, Silvio Rodriguez e Manu Chao (cantautori), Miguel Bonasso, Susan George, Almudena Grandes e Hernando Calvo Ospina (scrittori) Emir Sader, Pablo González Casanova, Samir Amin (sociologi) Alfonso Sastre (drammaturgo), Howard Zinn, Piero Gleijeses e Luciano Vasapollo (docenti universitari) Saul Landau, Salim Lamrani e Gennaro Carotenuto (ricercatori universitari), Jorge Enrique Adoum, Adolfo Sánchez Vázquez, Volodia Teitelboim, Atilio Borón, Theotonio dos Santos, Alice e Lucius Walker, James Cockcroft, Jorge Sanjinés, Pedro Guerra, Domenico Iervolino, Setsuko Ono, Jean Marie Binoche, Tristán Bauer, Alfonso Bauer

PER ADESIONI:
www.derechos-humanos.com
www.derechos-humanos.info
www.hhrr.info

ALLARME USA SUL VOTO - Gli USA: "Nessun motivo" (Come no!!)

Washington, 24 marzo 2006 - 'E' responsabilita' del nostro governo, del governo statunitense, diramare avvisi pubblici'' come quello diffuso sull'Italia. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack, rispondendo a domande durante un briefing.

Gli avvisi pubblici, ha aggiunto, ''sono basati su fatti'', ricordando che quello per l'Italia fa riferimento ''a dimostrazioni, grosse dimostrazioni, che possono iniziare pacificamente, ma che possono degenerare in violenze''. A McCormack e' stato, inoltre, chiesto perche' le elezioni italiane siano ritenute piu' pericolose per gli americani di quelle recentemente svoltesi inaltri Paesi europei, per le quali nessun avviso e' stato diramato.

McCormarck ha detto che ''non ci sono motivi politici'' dietro l'annuncio pubblico e ha spiegato che il Dipartimento di Stato dirama avvisi pubblici come quello sull'Italia ''ogni qual volta e per qualsiasi Paese abbiamo fatti che crediamo lo meritino''.


Proprio sulla nota del Dipartimento di Stato americano sul rischio di attentati terroristici nel nostro Paese, c'è stato lo scontro tra i due poli. L'invito alla prudenza dell'amministrazione Usa ai cittadini americani che intendono venire in Italia non è stato ben accolto da Prodi: «l'ambasciatore americano mi ha spiegato che questa è la prassi, ma sono rimasto molto colpito, perchè una mossa del genere, con le elezioni così vicine può portare senso di angoscia e di paura. E non ce n'è proprio bisogno», ha commentato il leader dell'Unione, sottolineando come l'allarme sia partito proprio dal nostro Paese, «dalle dichiarazioni pubbliche di diversi esponenti del governo italiano. Quindi -ha detto Prodi- l'allarme non l'ho posto io, ma è partito dall'Italia. Questo è un discorso da tenere presente perchè non si può fare una campagna elettorale spargendo paura».

Immediata la replica del presidente del consiglio Berlusconi: quella di Prodi, ha commentato il leader della Cdl, è stata «una intromissione in ambito americano, perchè gli Stati Uniti si rivolgono legittimamente ai propri cittadini, per segnalare possibili manifestazioni violente in Italia». E non è vero, ha aggiunto Berlusconi, che sia stata l'Italia a lanciare l'allarme. «Io -ha aggiunto il Cavaliere- non dico nulla: l'America è libera di dire ai suoi cittadini quello che ritiene opportuno. Anche il vice premier Gianfranco Fini ha ribattutto alle affermazioni di Prodi: «è indegno» sostenere, ha affermato il ministro degli Esteri, che la nota del Dipartimento di Stato degli Usa sia stata ispirata dall'Italia.

Nel rispondere a Prodi, il premier si è richiamato anche alla contestazione subita a Genova: «quello degli americani -ha infatti sottolineato Berlusconi- era semplicemente il modo d iindicare che in Italia la sinistra ospita al proprio interno anche persone che praticano violenza».

(La Nazione)
 
23 Marzo 2006

VI INTERESSA IL VOSTRO FUTURO? ALLORA LEGGETE QUI:

L’iniziativa “Gli schiavi moderni” continua con questa lettera di Mauro Gallegati della Facoltà di Economia Giorgio Fuà dell’Università Politecnica delle Marche, che si è preso la briga di dimostrare con numeri e tabelle quello che è sotto gli occhi di tutti: che i posti di lavoro diminuiscono e che il precariato aumenta insieme ai nuovi poveri, quelli che in Francia sono stati chiamati “generazione low cost”.
Scrivete le vostre storie al link riportato qua sotto, le più interessanti saranno raccolte in un libro on line scaricabile gratis da questo blog.



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“Caro Grillo,
aiutami. Passo il giorno a spulciare e produrre statistiche sull’economia, e sotto campagna elettorale non so se spararmi a un piede o chiedere a lui di sparare a me. So che non è facile fidarsi di uno che per mestiere dà i numeri, ma vorrei solo dare due chiarimenti su cosa è successo a lavoratori e disoccupati negli ultimi 10 anni, da quando è andato al governo Prodi, a quando ci è andato Berlusconi, a oggi.

Se su deficit e debito pubblico, Pil, competitività internazionale e indebitamento delle famiglie siamo tutti unanimi nel dire che le dinamiche sono state tra il bruttino e il disastroso, quelle sull’occupazione sono statistiche che il centro destra porta con sicurezza a vanto del proprio operato. Almeno sinora. Poi qualche giorno fa l’Istat ha detto che l’anno scorso l’occupazione è calata – e Tremonti ha ribattuto che non è vero, e che per lui “conta solo l’Eurostat” (dimenticandosi che all’Eurostat i dati li dà l’Istat). Bankitalia ha detto che il problema è che i posti di lavoro durano poco, e un giovane su quattro è precario – e Maroni ha ribattuto che i posti a termine “sono astrazioni statistiche”. Mi prude, ti dicevo, qualche numero di chiarimento.

L’occupazione si misura in due modi: contando quante sono le persone che stanno lavorando, e quante sono le “unità di lavoro equivalenti”, che tengono conto di quante ore lavora ognuno. Se ci sono due idraulici che lavorano 60 ore alla settimana, gli occupati sono due, ma visto che entrambi fan l’equivalente di un tempo pieno e mezzo le unità di lavoro sono tre. Se poi il lavoro va male, ed entrambi lavorano solo 20 ore, i lavoratori sono sempre due, ma le unità di lavoro sono solo più una. In pratica, in un caso si contano “le teste”, nel secondo quanto lavoro c’è.
Nel grafico allegato si vede cosa è successo a lavoro e lavoratori nel decennio che si apre con Prodi e si chiude con Berlusconi. La prima cosa da dire è che l’occupazione è cresciuta durante il centro destra. Ma la crescita era già in atto con il centro sinistra. La “piccola” differenza, è che durante il centro sinistra l’occupazione parte fiacca e poi cresce, durante il centro destra parte crescendo, e rallenta bruscamente negli ultimi due anni. Guardando alle unità di lavoro poi il rallentamento è ancora più drastico, e diventa un calo nell’ultimo anno (quello che sottolineano sia Istat che Bankitalia). Da notare che per la prima volta nella storia repubblicana sono più i lavoratori che le unità di lavoro: c’è più gente che lavora, sì, ma di lavoro ce n’è poco.



Nel secondo grafico che allego si vede che anche la disoccupazione è calata negli ultimi cinque anni. Di nuovo, non è un dono del centro destra, il calo è in corso (fortunatamente) da circa un decennio. Il numero dei disoccupati non è una statistica da guardare da sola. Ci sono casi in cui le cose vanno bene, ma la disoccupazione aumenta: quel che capita è che molti sono presi da un turbine di ottimismo e si mettono a cercar lavoro, e finché non lo trovano il numero di disoccupati aumenta. E ci sono casi in cui il mercato è talmente depresso che molti alzano bandiera bianca, smettono di cercar lavoro, e il numero di disoccupati diminuisce. Nel grafico ho riportato il numero dei cosiddetti “scoraggiati”, cioè persone senza lavoro che a domanda dell’Istat “Perché non sta cercando lavoro?” barrano la X su “Ritiene di non riuscire a trovarlo”. Il numero di scoraggiati – 600 mila fin verso il 2003 – nel 2004 ha una prima impennata che li porta al milione, per poi salire ancora a circa 1.250.000. Basta convincere un altro mezzo milione di persone che è inutile stare a cercarsi un lavoro e porteremo la disoccupazione ad un confortante 5.5%.



Infine, i precari. Dai dati Eurostat, risulta che Berlusconi prende il testimone del precariato, nel secondo trimestre del 2001, a circa il 9.5%: questa era la percentuale dei lavoratori con contratto temporaneo sul totale dei dipendenti. Nel secondo trimestre del 2005 eravamo già al 12.5% (e non stiamo contando i co.co.co.). Un Maroni potrebbe sostenere però che il fatto che un contratto a termine non cambia un granchè, che sapere che il tuo posto di lavoro è solido salvo contrordine, o che è a termine salvo contrordine, non cambia nulla. Questa è una tale eresia che ho sacrificato il sabato sera, ed ho calcolato da dati di fonte Inps una semplice statistica: la correlazione che si osserva tra il tipo di contratto che ha una lavoratrice, e il fatto che questa decida o meno di fare un figlio. Bene, avere un lavoro precario riduce di dieci volte la probabilità che una lavoratrice faccia un figlio.
Grazie per l’ospitalità”.

- Mauro Gallegati -
 
21 Marzo 2006

Quest'uomo ha bisogno di cure, ma alla svelta! Quando uno non tollera il minimo contraddittorio schizzando in questo modo, significa che non è aperto al dialogo e se non c'è dialogo, non può esserci democrazia.


Clikka i link qui sotto per vedere i filmati

Filmato N.1
Filmato N.2
 
20 Marzo 2006

QUANDO C'ERA SILVIO - Storia del periodo berlusconiano


Clikka l'immagine

 
19 Marzo 2006

Ognuno pensasse a fare il su' mestiere, eh Camillo?


Ecco cosa scriveva Silvio durante il confronto con Prodi:


 
18 Marzo 2006



La scelta del 9 Aprile come data delle elezioni è frutto di una congiura comunista!
Perché?
Che ricorrenza è il 9 Aprile?
La Domenica delle Palme.
E cosa distribuiscono fuori dalle chiese?
Rametti di ulivo.
ECCO!! Visto che è una congiura comunista?!


(Dialogo tra Cornacchione&Bisio, Zelig)
 
15 Marzo 2006



Volo nel sole perché ho voglia di bruciare

I BOHEMIA

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Per ascoltare le loro canzoni, clikka qui --> °_*
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